Esclusiva:Operazione Nemesi, tutta la verità!

Nel mese di Luglio 2017,si sono riaperte (dopo quasi 10 anni) le porte del carcere di Trapani per Innocenzo Buscemi (detto Inno).

 Innocenzo Buscemi,in arresto insieme al familiare e potente ” mafioso ” Marco Di Pietro (detto Marco Motta),finì nella rete del blitz denominata Operazione Nemesi, a cura della DDA di Catania, e che coinvolse 61 persone tra Avola, Pachino, Floridia, Rosolini, Ispica,Cassibile,Milano e Macerata,con la seguente accusa:

“organizzazione e conduzione del gioco d’azzardo in bische clandestine nei territori di Avola, Pachino, Portopalo di Capopassero e Rosolini; estorsioni ai danni dei titolari di esercizi pubblici e commerciali di Avola per ottenere la forzosa installazione di apparecchiature da gioco in potere del clan;secondo l’accusa, anche estorsioni a danno di titolari di imprese edili e di raccolta rifiuti urbani di Avola; estorsioni sui servizi cimiteriali e sull’attivita’ svolta dalle imprese d’onoranze funebri di Avola, Noto e Floridia e tanto per finire vasto traffico di sostanze stupefacenti.”

Ecco tutti i nomi delle persone che finirono nel mirino dell’Operazione Nemesi:

Waldker Albergo, detto “Rino”, 46 anni di Noto; Francesco Alota, detto “mago Francois” 62 anni, di Avola; Alberto Amato, 39 anni, di Avola, incensurato; Angelo Assenza, 33 anni, di Floridia, incensurato; Gianni Battaglia, 29 anni, di Avola; Paolo Battaglia, 33 anni, di Avola; Vincenzo Busa’, detto “Enzo fumino” 29 anni, incensurato, di Avola; Innocenzo Buscemi, detto “Inno”, 28 anni, di Avola; Antonino Campisi, detto “Toninu u scoppiu”, 41 anni, di Avola, gia’ in carcere; Massimo Campisi, 35 anni, di Avola, incensurato; Sebastiano Campisi, 28 anni, di Avola; Carmelo Cancilla, alias “Carmelo Minnala’”, 55 anni, di Siracusa; Giuseppe Cancilla, alias “Peppe Minnala’”, 36 anni, di Avola; Giuseppe Canfora, 29 anni, di Siracusa, incensurato; Luca Canfora, 26 anni, di Siracusa; Natale Carbe’, 31 anni, di Avola; Antonino Caruso, detto “Turi u pitturi”, 41 anni, di Avola, incensurato; Sebastiano Caruso, detto “Iano ra chiesa”, 31 anni, di Avola; Corrado Casella, 30 anni, di Avola; Agostino Casto, 26 anni, di Avola; Sebastiano Catania, detto “Iano ra muntagna” e “Iano cientu capiddi”, 56 anni, di Avola; Salvatore Celesti, detto “Motto lieto”, 29 anni di Siracusa; Fabrizio Cianchino, detto “Fabio”, 33 anni, di Avola; Sebastiano Costa, detto “Masuddu”, 23 anni, di Avola; Michele Crapula, 43 anni, di Avola; Marco Di Pietro, alias “Marco Motta”, 30 anni, di Avola; Antonino Di Stefano, detto “Ianu ra vedova” 41 anni, di Avola; Rita Falco, detta “Timpaliscia”, 41 anni, di Pachino; Corrado Ferlisi, detto “Currau m’arrabbiu”, 28 anni, di Avola, gia’ in carcere, Salvatore Giamblanco, 30 anni, di Avola, incensurato; Paolo Golino, 46 anni, di Avola; Michele Grienti, detto “Michele a crapa”, 31 anni, di Avola; Gabriele Li Gioi, 26 anni, di Avola; Gioele Li Gioi, 28 anni, di Avola; Gianpaolo Liggieri, 41 anni, di Avola; Carmelo Lo Giudice, 38 anni, di Floridia, gia’ in carcere; Aurelio Magro, 64 anni, di Avola; Simone Manenti, 27 anni, di Noto; Massimo Marsilla, 35 anni, di Noto; Concetto Mauceri, detto “Concito”, 27 anni, di Avola; Rosario Meli, 25 anni, di Rosolini; Hamid Mohib, 36 anni, originario del Marocco, residente a Siracusa; Bruno Monti, 33 anni, di Rosolini; Corrado Morana, detto “U saravagghiu”, 35 anni, di Pachino; Salvatore Parisi, 27 anni, di Avola; Giuseppe Peluso, 22 anni, di Avola, incensurato; Antonio Piccione, 24 anni, di Avola; Luigi Puglisi, 32 anni, detto “Carmelo”, di Rosolini; Piero Puglisi, 32 anni, di Rosolini; Biagio Sesta, detto “Biasi”, 38 anni, di Noto; Corrado Tuccitto, 24 anni, di Avola; Paolo Vaccarella, detto “U pipiddu”, 28 anni, di Avola; Michele Vaccarisi, 45 anni, di Avola; Antonino Zagarella Di Rosa, detto “Ziu Ninu”, 67 anni; Paolo Zuppardo, 32 anni, di Avola.

Nomi e Cognomi di qualcuno già li conosciamo,perché citati spesso in alcuni articoli;nei particolari è giusto chiarire che alcuni degli arrestati furono assolti,altri hanno scontato la loro pena ,mentre altri hanno più volte aperto e chiuso le porte del carcere diverse volte..

Ho voluto sottolineare che alcuni furono assolti,in quanto,il Processo ” NEMESI ” è stato forse il più lungo della storia del nuovo millennio,si è arrivati addirittura ad APPELLI BIS per emettere condanne definitive.

Per quel che adesso si sa,ecco alcuni nomi degli assolti in questa Operazione:

  1. Massimo Liggieri
  • Per quel che non fu detto esplicitamente,l’OPERAZIONE NEMESI si svolse in altre province come MESSINA:

dove,gli investigatori accertarono i collegamenti con gruppi criminali di Maregrosso e con quelli calabresi,ove,questi ultimi fornivano la droga che poi veniva spacciata nei due rioni. In manette finirono 23 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, tentato omicidio, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, rapina, porto e detenzione illegale di armi.

L’inchiesta si basa sulle dichiarazioni di quattro pentiti, tra cui i fratelli Carmela e Francesco Portogallo, che hanno deciso di collaborare con la giustizia all’indomani dell’omicidio del meccanico Emanuele Burrascano,e al pari di quella della Procura di Catania,finì con 2 condanne e 21 assoluzioni il processo scaturito dall’operazione Nemesi che vedeva alla sbarra presunti affiliati ai clan di Mangialupi e Maregrosso. I giudici del Tribunale hanno inflitto 5 anni e 4 mesi di reclusione a Gaetana Turiano e 4 anni e Francesco Portogallo. Assolti, per non aver commesso il fatto, Enrico Caleca, Letterio Campagna, Antonino Di Pietro, Salvatore Trovato, Francesco Allia, Giovanni Arrigo, Giovanni Aspri, Placido Bellamacina, Giovanni Cortese, Giuseppe Cutè, Giorgio Davì, Giovanni De Luca, Matteo Ferro, Giuseppe Finocchiaro, Salvatore La Camera, Benedetta Portogallo, Rosario Trischitta, Carmela Turiano, Francesco Turiano, Giuseppe Villari ed Angelo Aspri. Stamani il PM Giuseppe Verzera aveva chiesto 19 condanne e 4 assoluzioni.L’operazione Nemesi scattò nel novembre del 2006 e consentì alla Squadra Mobile di Messina di smantellarre il clan mafioso di Mangialupi. –

  • Per quel che non fu scritto per una giusta cronostoria,affinchè si capisca come si giunse a questa ennesima OPERAZIONE “,è GIUSTO RICORDARE QUANTO SEGUE:
  • La situazione mafiosa, tra Siracusa e Cassibile già prima del 2003, era abbastanza calda  tanto che nel 2004 l’Operazione denominata “Maremonti”, evidenziava il pericoloso Nunzio Salafia e l’avolese Corrado Di Pietro (collaboratore di giustizia)quali reggenti esterni del clan Aparo.
  • Il collaboratore di Giustizia Troia Sebastiano appartenuto al Clan Linguanti,ha portato gli inquirenti a stabilire quanto segue: tra gli anni ’90 e gli anni 2000, il paese di Cassibile venne assoggettato al controllo mafioso del clan “Aparo-Nardo-Trigila”;
Antonino Linguanti

 Per quanto riguarda l’OPERAZIONE NEMESI SVOLTASI TRA AVOLA – NOTO,preciso i punti salienti:

Nei reati contestati ai vari imputati,infatti,sia a Crapula che a Di Pietro e Buscemi troviamo dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’associazione mafiosa per i clan Trigila e Crapula,con i solidi metodi di:estorsione,usura,bische clandestine,intimidazione,spaccio di stupefacenti ecc ecc

Precisiamo meglio cosa accadde e perché la foto in fig.1 non può trovare spazio nella fattispecie di “cena tra amici “..

  1. Di Stefano fu accusato di estorsione per avere costretto Vincenzo Alfò, titolare di impresa di pompe funebre, al pagamento di 250 euro per ogni servizio funebre espletato nel comune di Avola.
  2. Di Stefano e Catania furono accusati del reato di estorsione perchè costringevano Paolo Papa, titolare di impresa di pompe funebre, al pagamento della somma di 250 euro per ogni servizio funebre espletato in Avola.
  3. Monaco, Di Stefano, Catania e Alfò furono accusati di illecita concorrenza per avere, in concorso con Paolo Papa, Vincenzo Alfò, Giovanni Implantini e Giuseppe Raffa, compiuto atti di concorrenza con violenza e minacce nei confronti di altre imprese di pompe funebri operanti nel comune di Noto, finalizzati ad impedire che dette imprese potessero espletare attività lavorativa nel comune di Avola.
  4. Di Stefano, Catania, Crapula e Monaco furono accusati di estorsione ai danni di Luigi Cassarisi, titolare di impresa edile, costringendolo al pagamento di somme di denaro, a fornire gratuitamente ad imprese riconducibili ad essi indagati mezzi di lavoro, nonchè ad assumere quale dipendente Sebastiano Catania.
  5. Crapula e Monaco furono accusati di estorsione ai danni di Sebastiano Alteno, titolare di impresa edile, costringendolo al pagamento di somme di denaro; fornire gratuitamente mezzi di lavoro in favore di essi indagati.
  6. Crapula, Di Stefano e Catania furono accusati di estorsione ai danni del titolare della Meridiana, costringendolo al pagamento di somme di denaro consegnate in diverse occasioni ad essi indagati per il tramite di Paolo Loreto, dipendente della menzionata ditta.
  7. Cancilla, Di Stefano, Ferlisi e Di Pietro furono accusati di sequestro di persona ai danni di Rosario Stella, lesioni personali sempre in danno di Rosario Stella, violenza e minacce e tentato omicidio ai danni di Rosario Stella.
  8. Crapula, Di Stefano, Di Pietro, Ferlisi, Celesti, Carmelo Lo Giudice, Buscemi, Carbè, Alota, Liggieri, Salvatore Lo Giudice, Macca, Yildiz, Quadarella, Puglisi e Morana furono accusati di traffico di droga quali cocaina, eroina, hashish e marijuana, nonchè di violazione dell’articolo 73 legge sugli stupefacenti.
  9. Di Stefano, Celesti, Carmelo Lo Giudice, Buscemi, Yildiz, Alota e Morana furono accusati di associazione armata detenendo e portando in luogo pubblico pistole, rivoltelle ed esplosivi. Link
(ESCLUSIVA)

TEOFILO BELVISO

(OGGI PRIMO DIRIGENTE ALLA QUESTURA DI CALTANISSETTA)

L’allora commissario di Avola,Teofilo Belviso con soli dieci agenti del locale commissariato di Avola,affrontò una mole di lavoro riassunta poi in un faldone investigativo di 1.700 pagine, quelle su cui si basarono i capi d’imputazione, riconosciuti validi dalla Corte d’Assise!

Ma ripercorriamo nei particolari ed ESCLUSIVA la cronostoria dell’ ” Operazione NEMESI ” !!

 Ricostruzione:

Nel particolare,furono 61 le ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti appartenenti alla famiglia Trigila emesse dal gip del  tribunale di Catania su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (DDA) nell’ambito dell’operazione denominata “Nemesi” avvenuto a luglio del 2008.

Quattro soggetti risultarono irreperibili: 57 le ordinanze eseguite,otto delle quali notificate in carcere. Un uomo fu posto agli arresti domiciliati. Due provvedimenti eseguiti a Macerata e a Milano.

In  dettaglio l’operazione,vide impegnati sul territorio oltre 300 uomini della polizia, con l’apporto di unità cinofile e due elicotteri,furono spiegati dal procuratore della DDA Vincenzo D’Agata, insieme al questore di Siracusa Antonino Gufalo ed al dirigente del commissariato di Avola Teofilo Belviso.

Il clan mafioso Trigila operava nella zona sud della provincia di Siracusa e faceva parte del più vasto cartello criminale denominato Aparo-Nardo-Trigila, legato a sua volta a Cosa Nostra di Catania.

I ruoli di vertice erano ricoperti da Michele Crapula (potente boss di Avola) – di cui ho parlato in diversi articoli qui,qui,qui,qui e qui, Waldker Albergo (detto Rino) e Antonino Campisi (detto Toninu u scoppiu ).

(SI RINGRAZIA LA TESTATA GIORNALISTICA LA SPIA PER LE FOTO)

Ecco cosa emerse dall’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto di Catania Ugo Rossi:

il clan avesse messo le mani su diverse attività:dall’organizzazione del gioco d’azzardo in bische clandestine tra Avola, Pachino,Portopalo e Rosolini; estorsioni ai danni di commercianti, anche con l’imposizione delle apparecchiature tipo videogiochi; ma anche a titolari di imprese edili e della ditta che gestisce il servizio di rifiuti solidi urbani.

Ed ancora estorsioni ai titolari delle imprese d’onoranze funebri: imprenditori prima vittime del clan poi si servivano della forza intimidatrice della cosca per lavorare in regime di monopolio e costrette a versare 500 euro per ogni loculo assegnato.

Per questo ad alcuni degli indagati è stato contestato anche il reato di illecita concorrenza.

Infine la cosca gestiva un vasto traffico di sostanze stupefacenti tra Avola, Pachino,Floridia, Rosolini, Ispica.

I “rifornimenti” arrivavano da Palermo, ma anche dal nord Italia e dal Marocco.

Il gruppo non avrebbe tollerato alcuna “interferenza” e per questo nel settembre del 2003 avrebbe sequestrato e tentato di uccidere un ladro che rubava gasolio in cantieri edili che erano “attenzionati” dal clan. L’uomo, quasi in fin di vita, sarebbe riuscito a fuggire e a denunciare l’accaduto alla polizia, ma successivamente avrebbe ritrattato le sue dichiarazioni.

L’ex dirigente del commissariato di Avola, Teofilo Belviso,così,ha ricordato l’episodio dal quale presero il via le indagini:

«Entrò nel mio ufficio un fioraio che aveva trovato nella stradina che porta ad un magazzino di sua pertinenza la testa mozzata di un’asina, di sua proprietà, con le orecchie tagliate ed un foro sul cranio.

Sopra la testa c’era un bigliettino con una frase intimidatoria. Un messaggio in pieno stile mafioso che si era concluso con l’incendio della stalla».

Oggi il nome, che sopra non è riportato, possiamo dirlo anche per far comprendere come alcune realtà nella nostra città di Avola sono chiare per chi legge questa ricostruzione..

Il fioraio di cui sopra era Corrado Balistri, la cui attività ora è ancora attiva e seguita dai figli;il foglietto intimidatorio riportava la seguente frase:

Fatti il tuo lavoro e avrai gli amici

Corrado Balistri

Secondo gli investigatori ai familiari dei Crapula,sarebbero state corrisposte somme mensili di 6.000 euro (seimila\euro),ma allora non era chiaro a chi sarebbe stato affidata la guida dei Clan dopo che Crapula, Albergo e Campisi erano finiti in carcere,al contrario, oggi sappiamo che:

nel dicembre 2014,il boss Michele Crapula, tradendo l’atto di umanità dei giudici che gli avevano concesso i domiciliari per motivi di salute, stava ricostituendo il gruppo che si era ritagliato nel suo ruolo preminente nella organizzazione criminale che controllava, fino a quando Pinnintula non venne condannato all’ergastolo,per conseguire dei vantaggi personali, non solo quello del prestigio derivante dalla carica di reggente generale del clan in sostituzione del capo Antonino Trigila, ma anche e soprattutto di natura economica, per rifarsi dei mancati introiti negli anni trascorsi in carcere e della perdita dei beni intestati a suo suocero Aurelio Magro, cui i giudici, anche da morto, hanno confiscato tutti i beni (qui gli approfondimenti e i solidizi)

Merita,qui, essere ricordato un nome di spicco che oggi fa paura a tutti,quello del COLLABORATORE DI GIUSTIZIA :Corrado Ferlisi (detto Currau m’arrabbiu)

 

Mentre,è proprio a gennaio 2015,durante il corso d’esame condotto dal P.M. della D.D.A. di Catania, che un nome che fra tutti merita rispetta,Corrado Di Pietro ha affermato che: nel 2004 sarebbe stata approntata  l’eliminazione fisica di Crapula,(scampato solo perché nel frattempo Crapula era stato arrestato),ad opera di Antonino Linguanti, già condannato all’ergastolo in primo grado per gli omicidi di Salvatore Bologna e Salvatore Giacona.
Lo stesso pentito ha detto di avere saputo da Corrado Trigila, che Linguanti era un tipo pericoloso, convinto ad aprirsi una strada proprio con l’eliminazione di uno degli esponenti storici del clan che gli investigatori associano a quello di Pinnintula.

Il Clan Linguanti è importante perché rappresenta il legame con Siracusa per i Clan Trigila – Crapula;infatti, il Clan Linguanti, è espressione del cartello mafioso criminale Aparo – Nardo – Trigila, nella zona di Noto, Avola e Pachino.

A gennaio 2016,sono iniziati diversi tentativi di intimidazione a carico del collaboratore di giustizia Corrado Ferlisi,che ha portato la D.D.A. a trovargli un luogo segreto.

Di Corrado Di Pietro,si trovano poche tracce sul web, ma quelle più incisive che vanno dagli anni 80 ai 90 ,ne tracciano bene la figura,tant’è che avrebbe avuto amici coinvolti nella morte del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e conosciuti da Tommaso Buscetta, l’ultimo che fu tra i primi a chiamare la nostra provincia di Siracusa ” provincia babba “.

I PIU’ FEROCI KILLER ED AUTISTI DI TUTTI I TEMPI!

Perché ho iniziato questo articolo interessandomi a Innocenzo Buscemi?

Il Buscemi (INNO) è stato per lungo tempo in carcere con Marco Motta, ma poi a causa di un litigio con ferimento di una guardia con arma da taglio del Motta, quest’ultimo fu trasferito in Sardegna, ma nel frattempo il clan Crapula e Trigilia (per quel che ne è rimasto di quest’ultimo) sono stati i potenti indiscussi di questi lunghissimi 10 anni,ma ora una fetta della torta dovrà tornare al suo legittimo proprietario,il braccio destro di Motta “ Inno “.

Quel che accadeva prima dell’arresto di Buscemi e Motta,è storia che pochi possono conoscere soprattutto per alcune peculiriarità…

Ad introdurre Innocenzo Buscemi nel giro dei clan non poteva che essere stato  il cognato Marco Di Pietro (detto Motta) ,in quanto marito della sorella,e come risaputo spesso il Di Pietro era coinvolto in risse, sia ad Avola che nella provincia, riconosciuto anche per la sua agilità nell’uso del coltello e del rasolino (rasoio a mano libera),quindi non poteva muoversi liberamente come invece poteva fare Innocenzo Buscemi.

Grazie alla sua statura e corporatura imponente Inno sapeva farsi rispettare, non dimenticando il rispetto del cognome del cognato Motta e le conoscenze che lo stesso gli aveva fatto acquisire andava a colpo sicuro per incassare o vendere droga,sempre con la sua 7.65 dietro la schiena.

Il Motta,nel frattempo e prima dell’Operazione Nemesi, aveva aperto una ditta di Costruzioni Edili  servendosi di un  prestanome perché aveva capito che i guadagni maggiori si realizzavano con  gli appalti, soprattutto quelli dove era possibile acquisire materiali di ogni tipo senza pagare nulla.

Così, la ditta inizio a lavorare e il Di Pietro pensava ad acquisire i lavori mettendo a sicuro la sua famiglia in caso fosse finito dietro le sbarre, ma non fu così,in quanto chi doveva provvedere alla sua famiglia lo fece solo per pochi mesi per poi darsi alla bella vita e lasciando in mezzo alla fame tutta la famiglia del Di Pietro.

Tante sono state le persone che sono intervenute fino a quando Innocenzo Buscemi è stato dietro le sbarre, ma non c’è stato nulla da fare, tra appalti e subappalti ricevuti la ditta ha continuato a lavorare e ad incassare con lavoratori sottopagati ed anche in nero, ma chi ha continuato a garantire per questa persona se tutti erano a conoscenza del gesto considerato ” infame ” nei confronti di Marco Motta e sapendo che quest’ultima non perdona?

Ma soprattutto,adesso che Innocenzo Buscemi è uscito con un anticipo quasi di 10 anni rispetto a Marco Motta,possibile che a questo prestanome non sia accaduto nulla?

Una cosa è certa,il prestanome (che poi è intimo familiare tanto di Buscemi,quanto di Motta e di tutte le amicizie condivise) non è presente in nessuna foto postata da “INNO”,mai invitato a cena,scampagnata o quant’altro,eppure tutti sappiamo che:

Per uscire dal giro esistono solo due modi:

” pagare o morire “!

..DIMENTICAVO..

ne esiste un terzo:

” ma voglio lasciarvi immaginare “

MA QUAL’E’ LA SITUAZIONE ATTUALE DELLA CRIMINALITA’ AD AVOLA? CHI COMANDA EFFETTIVAMENTE?

Di certo,oggi,ad Avola coesistono tutti i clan,che verosimilmente,si sono divise le varie forme di criminalità che regolano una certa pax tra loro.

  • USURA ED ESTORSIONI :rimangono sempre il privilegio del Clan Crapula;
  • STUPEFACENTI (COCA E HASHISH):appartiene al Clan Trigila che ne cura,anche, i rifornimenti;
  • APPALTI:ogni clan gestisce la propria città;
  • SPACCIO:lo spaccio avviene principalmente tramite i fedelissimi dei Trigila e il ricompattato CLAN MOTTA (QUEST’ULTIMO CHE VUOLE LA SUA PARTE)

Così,in modo chiaro,abbiamo queste certezze:

  • ad Avola abbiamo due Clan:Motta e Crapula. I Crapula (grazie al patto tra il capo Pinnintula – Antonino Trigila – e il boss Michele )sono i reggenti,anche, del Clan Trigilia;
  • a Noto abbiamo due clan:i Trigila di cui abbiamo parlato prima e il Clan Albergo,di cui il massimo esponente Rino Albergo (Waldker) sembra essere oggi il più carismatico e portato agli affari!

 ( Per quanto riguarda i particolari dei clan, ne parlerò nel prossimo articolo )

Nel frattempo,le amicizie che il Buscemi aveva non si sono perse, si sa siamo ad Avola,meglio avere vicino una persona che conosce tutto e tutti che le forze dell’ordine,ma non si possono condannare le amicizie e neanche i parenti..

Io condanno chi sa e non denuncia,chi si rifugia nella delinquenza per poi puntargli il dito,ma alcune cose sono accadute e su questo non ci piove,dall’appoggio alla candidatura del consigliere comunale Salvatore Guastella da parte dei Crapula da una parte e dagli amici di Innocenzo Buscemi dall’altra, alle continue ricerche di come far fuori il giornalista Borrometi, alle assunzioni presso l’E.F. Servizi Ecologia vincitrice dell’ultimo appalto sui Rifiuti Ecologici al posto della Meridiana S.r.l. (già citata in questo articolo in quanto subiva estorsioni) alla scomparsa della ditta di Sebastiano “ Iano “ Alteno a favore delle gare vinte dalla ditta Buscemi,di cui un articolo recente ha riportato che grazie al dipendente comunale Masuzzo gli venivano assegnati lavori.

Ma com’è possibile che trent’anni di politica avolese non si sono accorti e non si accorgono di quanto succede?

Com’è possibile,adesso,essere sicuri che tutti gli appalti a favore della ditta Buscemi sia ad Avola che in altri Comuni sia stati regolari?

Com’è possibile,visto l’ultimo articolo sul chiosco dei Crapula (qui gli approfondimenti),che ad Avola ci siano chioschi aperti in luoghi in bella vista senza concessione e il sindaco anche dopo l’accertamento delle forze dell’ordine non abbia informato,come è suo solito fare,tramite la sua Pagina Facebook,Twitter che si sta occupando  della lotta all’abusivismo commerciale oltre che illegale, considerata anche la candidatura alle prossime elezioni regionali della sorella avv.ssa Rossana Cannata?

PER tutto ciò, oggi rimango SBALORDITO E TURBATO  della dissonanza cognitiva che si nota chiaramente da  quanti commentano e postano su FACEBOOK!

Il fatto,che nessuno si DISSOCI dal condividere le scelte dei LORO FAMILIARI E PARENTI, e anziché CHIEDERE SCUSA alle VITTIME DEI CRIMINI della MENTE malata e CONTORTA DI CHI USA intimidazione,usura, estorsione, pistole,droga pur di arricchirirsi ed avere il potere (che tra poco ne racconterò la storia) continuano,AL CONTRARIO a fare orecchie da mercante E A diffamare OLTRE CHE A servirsi della Giustizia – querelando – a loro piacimento,come se l’accusa di MAFIA e\o criminalità organizzata verso i quanti sono finiti nel blitz “ NEMESI “ ,FOSSE FALSO e la LEGGE sarebbe stata ingiusta e al contrario ora la Giustizia dovrebbe essere giusta!

 

QUANDO CHIEDERANNO SCUSA

PERCIO’ CHE I LORO FAMILIARI HANNO COMMESSO

 E SONO STATI CONDANNATI PIU’ VOLTE?

Parti di questo articolo sono tratti da chi ebbe il coraggio di denunciarne i fatti,da chi dall’altra ebbe a scriverne i punti cruciali e da chi ne seppe seguire e guidare i “ 100 “ !

 

A tutti loro ,oggi ,va il mio

” caloroso ringraziamento ”

per non aver taciuto e per aver lottato!

 

                                                                                                  Maurizio Inturri

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