I mafiosi ad Avola,fra soldi,”affari” e minacce al giornalista Borrometi:ribellatevi!

Il Triangolo Mafioso del CLAN CRAPULA

Minacce inarrestabili tra estorsioni, minacce, diffamazioni e deturpazione di defunti!

Oggi, ha termine nella terra della mandorla e del nero d’Avola, la lunga inchiesta che mi ha visto impegnato per circa un anno su un giro di estorsioni, minacce, usura, spaccio di stupefacenti, omertà ma soprattutto “STORIA VISSSUTA DI CLAN, MAFIA E POTERE “!

Siamo ad Avola, in provincia di Siracusa, in una delle città della Sicilia stretta nei tentatoli della mafia, in particolare del triangolo dei Clan Santapaola – Crapula – Trigila,ed è proprio sul clan Crapula, di cui il capo indiscusso Michele Crapula è in carcere dopo l’ultima operazione delle forze dell’ordine denominata “ Nemesi “ del 2008, che è iniziata la mia inchiesta, con vicende che hanno dell’incredibile, richieste di aiuto alle forze dell’ordine rimaste inascoltate, porte in faccia, mail e messaggi a giornalisti di ogni e dove che hanno considerato inizialmente questa storia poco credibile, ed io tanto da solo raccoglievo testimonianze, registravo conversazioni da fonti attendibili e conservavo copie.

Michele Crapula (il Boss)

Il clan Crapula, dopo l’arresto del boss Michele, è stato guidato da i figli Desirè e il marito Francesco (Ciccio) Giamblanco, Cristian, Rosario (Saro) nonché Vera Magro (la moglie del boss Michele), oltre ai cosiddetti “picciotti “ spesso citati negli articoli di Paolo Borrometi.

Carlo Giamblanco (padre di Ciccio)

Per poter capire e comprendere meglio come il clan Crapula, tramite l’impresa (negozio di fiori e onoranze funebri) “Il Fiorista di Desirè Crapula “(figlia del boss) si muovesse nel territorio di Avola e non, ho dovuto agire un po’ d’astuzia.

Grazie alla compiacenza implicita dei quotidiani locali che non si occupavano direttamente di inchiesta, sono riuscito ad entrare nella loro cerchia ristretta di amici scrivendo un articolo in risposta ad un altro del giornalista Paolo Borrometi in data 22 agosto del 2016 (leggi qui );da quel momento in poi,infatti,i nostri incontri erano assidui sia di presenza presso l’impresa che per chat tramite whatsapp,facebook,messanger o sms, così da avere una conoscenza diretta di volti noti perché classificati dai miei concittadini: come “ nobili ”, come “ politici “,come “ medici “,come “ appartenti ad altri clanfino ad arrivare al padre di Ciccio GiamblancoCarlo (padre),nonché Vera Magro, quest’ultima madre di Desirè e moglie del boss Michele.

Recandomi assiduamente al negozio (Il Fiorista) dove cercavo di capire come in poco tempo la piccola attività era al primo posto nelle onoranze funebri, tanto per farvi capire su cento funerali l’anno in città, il 60% era della Desirè Crapula, mentre il restante 40% era diviso per le restanti ditte di onoranze funebri.

Ma come era possibile ciò visto che la ditta Desirè Crapula aveva meno esperienza ed era la più recente nel territorio? Come aveva acquisito tale fama se i costi funerari era gli stessi applicati dalle altre imprese di onoranze funebri?

A tutto ciò, senza fretta e recandomi quasi giornalmente al negozio, ho capito che il giro d’affari (spiace chiamarlo così quando si tratta di defunti) avveniva tramite compiacenze che arrivavano da medici,infermieri e autisti del 118 dell’Ospedale di Avola “G. Di Maria “, tesi poi confermata da una testimonianza che raccolsi tempo dopo e di cui pubblico un estratto:

Estratto di testimonianza

Al pronto soccorso di Avola, infatti, un dipendente della Impresa Crapula, S.C., che per trent’anni ha lavorato nella ditta Alfò fiori e onoranze funebri s.n.c. acquisendo trucchi e mestiere, ha amici infermieri (quest’ultimi fra le altre cose sono soci della Casa di Riposo San Vincenzo de Paoli sempre ad Avola) dalla quale riceve informazioni – per poi riferirle –  circa i pazienti che arrivano o che sono ricoverati in ospedale in gravi condizioni.

Gli infermieri,grazie alla compiacenza di alcuni medici (come già anticipato) facevano in modo che l’Impresa Crapula ACQUISISSE IL SERVIZIO FUNERARIO (classico delle infiltrazioni mafiose nelle ASL),facendo uscire dal nosocomio il paziente sia che fosse già morto,quindi senza rispettare le norme,sia che ancora dovesse espirare,grazie al trucco della bombola dell’ossigeno con la mascherina e l’ambulanza privata sempre dell’impresa!

Come?? Semplice!!

Si sa che l’infermiere accudisce spesso in sala rianimazione il paziente in codice rosso e che i parenti intimi gli chiedono spesso informazioni, a quel punto avviene lo scambio di informazioni importanti, ovvero:

Parente: come sta? Noi non vogliamo che muoia qui, vogliamo che muoia a casa.

Infermiere: la capisco signora, stiamo facendo di tutto, ma se muore qua dovete attendere due giorni per portarvelo a casa, c’è molta burocrazia, lei lo sa.

Qui la persona intima del paziente entra in uno stato confusionale e farebbe di tutto per non fare questa trafila burocratica prospettata dall’infermiere.

Parente: ma se chiamiamo una impresa di nostra fiducia non possiamo portarcela?

Infermiere: non saprei signora, quale sarebbe questa impresa che parlo con medico…

Parente: l’impresa B.

Infermiere: (se la ditta B corrisponde ai Crapula la risposta sarà la seguente) mi dia il numero dell’impresa che se il medico mi autorizza preparo la documentazione così sarà più veloce.

(se la ditta B non corrisponde ai Crapula o se la famiglia dovesse chiamare in autonomia l’impresa, ecco cosa succederebbe) mi dispiace signora la situazione è critica e quindi bisogna fare altri accertamenti tac, risonanza per capire come aiutarlo.

Praticamente se il medico ordina una Tac o RMN si dovrà chiamare il medico radiologo di turno e quindi trascorrebbero tra l’esame e l’esito altre ore che porterebbero il paziente alla morte in ospedale e quindi all’impossibilità di farlo uscire se non dopo i tempi stabiliti dalla legge.

La conferma di ciò l’ho avuta personalmente assistendo in diverse circostanze a discussioni all’interno dell’impresa di Crapula…

Un altro degli uomini dei Crapula che lavorava sempre nel negozio, Sebastiano (Iano) Liggeri conosciuto già ad Avola e alle forze dell’ordine, la sera si recava sempre in ospedale per osservare la situazione.

Per descrivervi una delle tante scene a cui ho assistito personalmente, una mattina è entrato in negozio Ciccio (marito di Desirè Crapula) e subito dopo Liggeri, mentre in negozio erano presenti i dipendenti S.C.,C.T. e G.F.,Liggeri rivolgendosi a Ciccio gli ha chiesto se aveva notizie dall’ospedale, a quel punto Ciccio arrabbiato perché stava lavorando poco si è girato verso S.C. e gli ha detto :” telefuna a su merda viri com’è a situazioni o ciaggia giri iu”,così S.C. si è allontanato nell’altra camera e ritornando ha detto “ ancora niente, dobbiamo aspettare “.

Sebastiano (detto Iano) Liggeri

Ciccio giornalmente svolge ruoli di ufficio come ad esempio pratiche dentro ufficio comunali e al cimitero, a volte sono addirittura i dipendenti comunali del servizio cimiteriale, come Canonico, che all’orario di chiusura del negozio verso le 13.30 passano dall’attività stessa dei Crapula per ritirarsi il lavoro da fare, come ad esempio candelabri o portafiori da mettere nelle lapidi dei defunti, le misure precise delle lapide per fare in modo che il giorno della traslazione o di un completamento lavoro cimiteriale sia tutto apposto.

Estratto di testimonianza

A questo punto,come già ho accennato in precedenza,per dare supporto e credibilità alla mia testimonianza – denuncia agli inquirenti avevo bisogno di raccogliere testimonianze altrove, ovvero: tra le altre imprese di fiori e onoranze pubbliche, fra i dipendenti comunali ecc..

Man mano che la situazione andava avanti, ho cercato di capire se anche a livello politico il clan comandasse e così viste le imminenti elezioni lanciai la mia proposta alla candidatura di sindaco (cosa che poi ritirai) e inizia a far girare via messenger e facebook dei messaggi tra le varie amicizie che mi erano creato da quando frequentavo i Crapula, naturalmente il consenso da parte dei Crapula c’era e le prove sono da me conservate, nello stesso tempo circolava già il nome del neo consigliere eletto Salvatore Guastella che i Crapula voleva a tutti i costi sia per avere un uomo nell’amministrazione, ma anche per far sì che Guastella essendo infermiere a Taormina fosse trasferito all’ospedale di Avola e quindi avere un uomo in più al nosocomio.

Le cose però si stavano facendo critiche, in quanto mi trovavo in una situazione che per uno alle prime armi era difficile comprendere, la faccenda mi appariva come una hub da cui partono tanti fili ma che dovevano ricongiungersi in un unico punto, sempre lo stesso!

Quello che sapevo di certo, perché l’avevo ascoltato con le mie orecchie era:

  1. Che ogni quindici giorni circa, la moglie del boss Michele, Vera si recava dal marito!
  2. Che un giorno mentre mi trovavo in negozio è arrivata la stessa e con voce di comando rivolgendosi alla figlia Desirè gli ha detto: dobbiamo fare i biglietti aerei perché devi venire anche tu!
  3. Che Desirè era l’unica che si occupava dei rapporti con le banche e con la contabilità e che in più di una occasione, davanti ai dipendenti non trovando il marito Ciccio, si è espressa dicendo “ iddu a stari ca’! Tal’è ca’ accuminciu a lassallu senza mangiari! “. Espressione accompagnata con sguardo di occhi feroci e non come occasionalmente si mostrava ai clienti o davanti ad un pubblico non ristretto.

Desirè Crapula

**DIMENTICATE QUESTO SGUARDO SORRIDENTE **

Sia da parte dei vari componenti del Clan Crapula che di altri clan ,mi chiedevano sempre come era possibile far tacere il Borrometi, se sapevo o conoscevo un modo per raggiungerlo; a quel punto,pressato,iniziai a contattare Paolo Borrometi per spiegargli la situazione e studiare insieme come raccogliere le prove.

La cosa non fu semplice, acquisire la fiducia di Borrometi era complicata in quanto per un giornalista sotto scorta fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, ma a questo ci pensarono sempre il clan commettendo due errori paradossali.

Il primo errore fu commesso da Cristian Crapula, usando lo stesso metodo della prima, gli chiesi se potevo controbattere a loro difesa un articolo di Borrometi dicendogli che io non li avevo mai dimenticati e che ero con loro, la sua risposta fu:

Fai tu fratello…

E poi aggiunse:

” NOI CI FACCIAMO IL NOSTRO PERCORSO DA SOLI ”

– Cristian Crapula MINACCIA Paolo Borrometi –

Per me, che avevo frequentato i tre piccoli boss e “picciotti “,ne conoscevo oramai il ” codice della comunicazione ” la frase era inequivocabile!

Stavano cercando di far fuori il giornalista Paolo Borrometi!

Oh cazzo, ho pensato, devo avvertire Borrometi, così gli ho inviato lo screen short incriminante tramite messenger di Facebook ed è iniziata la nostra collaborazione, ma la Vera (moglie del grande boss Michele) che mi incontrava presso un fruttivendolo quasi giornalmente mi diceva: Maurizio ma come dobbiamo fare con questo disgraziato che ci sta sempre addosso e ci sta rovinando?

Penso di avervi fatto entrare abbastanza nel clima che stavo vivendo in prima persona, nella pressione, paura ma anche nel coraggio pur non essendo giornalista o poliziotto nel raccogliere tutte le informazioni e testimonianze da portare nelle mani degli inquirenti per far scattare un’inchiesta con prove e testimonianze, la mia nell’ultima ipotesi possibile!

Qui dobbiamo ancora una volta intraprendere due percorsi per capire meglio il POTERE che già era nella testa del grande boss Michele e che doveva completarsi, cioè Michele Crapula stata costituendo un ruolo preminente nella organizzazione criminale che controllava Pinnintula fino a quando non venne condannato all’ergastolo per una serie di omicidi avvenuti ,insomma il grande boss Michele voleva dominare su tutti i clan della zona e questa cosa doveva avvenire!(Una testimonianza conferma quando avevo ipotizzato)

PERCORSO DEL POTERE POLITICO

Avvicinandosi il periodo elettorale, che terminerà con le amministrative dell’11 giugno 2017,vengo avvicinato da diverse personalità politiche che mi invitano a candidarmi come consigliere comunale, così prendo al balzo le proposte saltando da un partito all’altro per capire se qualcuno cercasse appoggi dal clan mafioso dominante; non mi sbaglio, butto l’esca che i Crapula stanno diramando la voce di votare il candidato al consiglio Salvatore Guastella, così alcuni ma non tutti cercano di incontrare i Crapula per stipulare un accordo affinché il loro candidato si canditi nella loro lista,infatti,il primo facsimile che tutti componenti del clan e amici intimi fanno girare è un facsimile elettorale senza simbolo, ma alla fine l’accordo è raggiunto, Guastella si candiderà nella lista Primavera Italia e ad accompagnare la sua candidatura sui social, non poteva mancare quel linguaggio strettamente mafioso di Cristian Crapula:

PERCORSO DEL POTERE ECONOMICO

Arriviamo così all’exploit di una vicenda e di una testimonianza inaspettata…

Un giorno bel giorno di Aprile, vengo contattato da un mio referente – testimone che mi chiede di  vedermi urgentemente, così ci diamo appuntamento e dopo un’ora ci incontriamo, non so ancora cosa sia successo ma certo non mi aspettavo qualcosa di simile..mi fa spegnere il cellulare, non ho avuto il tempo di accendere il mio registratore e inizia a raccontarmi la tragica storia del famoso chiosco di fiori della signora Cancemi e di come sia passato ai Crapula a via di minacce, botte e trentamila euro in contanti in una borsa di plastica, mi sento impaurito ma non lo lascio intravedere, gli chiedo di mettermi tutto per iscritto perché il racconto è lungo e quindi per poter scrivere un qualcosa e passarlo agli inquirenti devo avere tutti i concetti chiari, capisco che il racconto è serio ma ho bisogno di prove e che il racconto sia scritto di pugno affinché possa portarlo agli inquirenti ed avere credibilità, così ci lasciamo prefissandoci di rivederci tra un paio di giorni circa, il tempo che riesce a mettermi tutto per iscritto (così mi dice).

Tutta la notte ci penso e cerco di capire alcuni passaggi, il primo se è possibile avere una licenza comunale nello spazio in prossimità del cimitero di Avola, mi informo, la risposta è negativa, ce ne sono troppi, mi dicono che posso provare ad acquistarla se qualcuno vuole venderla, queste parole si ricollegano al racconto del mio testimone, capisco che sono sulla strada giusta.

Così contatto Borrometi e gli spiego il tutto, nel frattempo cerco di forzare il mio referente per avere la testimonianza scritta, è fatta, vado a prenderla ma qualcosa non torna, mi ritrovo un racconto che ben descritto con nomi e cognomi, conferme di ciò che succede nella città: usura,estorsioni,spaccio,collusione di infermieri e medici dell’Ospedale di Avola con l’impresa dei Crapula, numeri di telefono, bar e centri di scommesse coinvolte, nomi di illustri delinquenti come: Giuseppe Crispino (u varberi), Corrado De Luca  ( Currau spampina),Alota Francesco (u magu franzua) ecc.. ecc..

Estratti di testimonianza

 

A questo punto manca la parte importante, il mio testimone aveva dimenticato di inserire il racconto del chiosco dei fiori e soprattutto di quelle incredibili parole:

Estratto di testimonianza

Contatto il mio testimone e gli dico che domani, dobbiamo vederci urgentemente al solito posto.

Così c’incontriamo e gli spiego che manca quella parte e che deve integrarla immediatamente perché devo darmi da fare, così ci rivediamo dopo qualche e mi consegna l’integrazione con tutto il racconto del chiosco dei fiori.

Arriva il momento di contattare Borrometi, così lo contatto e ci mettiamo d’accordo su come muoverci, fissiamo un incontro, essendo sotto scorta non racconterò i particolari ma ci siamo incontrati e gli passo le dichiarazioni del mio testimone (tenendomi una copia) e una mia dichiarazione sulle minacce su di lui.

Da quel momento in poi continueremo a scambiarci informazioni, pensavo che il tutto fosse finito, che questa fosse la rete la clan e il loro modus operandi, mi sbaglio…

Non appena Borrometi sulla testata La Spia pubblica l’articolo sul chiosco di fiori ( leggi qui ), iniziano subito ad arrivare (nella pagina Facebook del giornalista e della testata) commenti contro l’autore dell’articolo e su di me, nonché minacce di querele per diffamazione (cosa che non ritarda da entrambe le parti coinvolte Cancemi – Crapula),e di cui con prepotenza ADESSO DOVRANNO DISCOLPARSI DI FRONTE ALLA MAGISTRATURA, perché ancora oggi siamo sicuri che la giustizia seguirà il corso sopra ogni ragionevole dubbio!

Testimonianze, testimoni, registrazioni hanno seguito passo passo una inchiesta giornalistica e denunce alle forze dell’ordine competenti, prima della pubblicazione dell’articolo del giornalista Paolo Borrometi del 25 luglio 2017, abbiamo ricostruito volti, percorsi e tanto altro ancora…

L’unica amarezza che mi rimane in bocca, è che in molti hanno continuato a nascondersi anziché lottare, abbandonarmi anziché starmi vicino, classificarmi, giudicarmi e denigrarmi anziché leggere tra le righe dei miei articoli e social post. Ho trovato conforto nei momenti più tristi e di abbandono in alcuni agenti delle forze delle ordine, giornalisti e amici che lottano giornalmente da tutta Italia contro il malaffare.

Sono sicuro che da oggi in poi sarò perseguitato e dovrò ancora di più guardarmi le spalle, ma chiedo a chiunque sappia di rivolgersi alle forze dell’ordine Polizia o Carabinieri, è un DOVERE!

I politici abbiamo la possibilità di sceglierli e votarli durante le elezioni,LA MAFIA SI IMPONE! RIBELLATEVI!

Oggi posso dire cosa significa lottare contro tutti, posso esprimere il mio grazie alle forze dell’ordine e magistrati tutti perché il loro lavoro è un suicidio continuo!

A tutti voi,

grazie!

Maurizio Inturri

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